sabato 21 novembre 2020

ArtEretica. Quarto capitolo (Parte seconda)

 

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Il rebus Gioconda

Di Luigi Pentasuglia

 

Questa seconda sezione dedicata alla Gioconda s’incarica di svelarne la matrice ideologica. Se nella prima parte è emerso che il volto della dama è strutturato in forma bipartita, nel senso che una porzione del viso di Leonardo si sovrappone a una porzione del viso di mamma Caterina, tutto quello che sta al di sotto della testa inerisce in forma criptica la filosofia dell’opera.

 


Già la ripartizione parallelo-oppositiva dei simboli rilevati nella prima parte del capitolo è di per sé indiziaria:

      il profilo caricaturale del vecchio si oppone al profilo aggraziato e ben definito della ragazza (figure A e B);

      il calco funerario di Leonardo e il teschio (figura C) si oppongono all’ariete segno zodiacale dell’artista (figura D);

      la linea dell’orizzonte sullo sfondo a sinistra è più bassa della linea dell’orizzonte sullo sfondo a destra (punti E - F).

 


Ci sono dunque abbastanza simboli oppositivi per avallare il sottotitolo del mio saggio ‘Monna Tao. Le radici orientali del templarismo’. Rammentiamo che il radicamento del Cristianesimo in Cina è un fatto compiuto già nella prima metà del VII secolo. Lo commemora, 150 anni dopo, la Stele di Xi’an commissionata dall’alto prelato nestoriano di Persia Yisi, nonché generale degli imperatori della dinastia Tang.

 


Se per un verso l’alto grado militare ricoperto da Yisi suggerisce che i nestoriani in Cina fossero partecipi delle arti marziali dei monaci shaolin, per altro il nome ‘Yisi’ si rivela assonante con ‘Gianni’, il leggendario potente re-sacerdote nestoriano d’Oriente la cui fama è legata a una celebre missiva indirizzata all'imperatore bizantino Manuele I Comneno, in cui Prete Gianni si fa in prima persona promotore di una crociata in Terrasanta.

 


Leggenda a parte, non escludiamo l’eventualità che, in seguito alla cacciata nel IX secolo dei cristiani dalla Cina, gli esuli nestoriani d’Armenia, di Siria e di Palestina non dismisero affatto la pratica meditativa dell’arti marziali acquisita sul campo in Cina, tanto che i loro successori poterono trasmetterla ai monaci-cavalieri Templari.

 


L’adesione dei Templari alla dottrina taoista è del resto implicita nel simbolismo duale dell’Ordine:

a)      lo stendardo bianconero Baussant richiama l’emblema del T’ai-chi rappresentativo del movimento ciclico del Tao, l’energia cosmica distinta in due principi polari: il principio femminile yin (nello stemma associato al colore nero) e il principio maschile yang (nello stemma associato al colore bianco).

 


b)      L’armonia degli opposti che è alla base della filosofia taoista echeggia altresì nell'articolo XI della Regola templare che impone il consumo dei pasti in un'unica scodella per ogni coppia di cavalieri;

 


c)      Quanto al significato del Sigillo dell'Ordine del Tempio raffigurante due cavalieri in groppa allo stesso cavallo, c’instrada l’ideogramma cinese Tao (figura A). Ruotando di 90° in senso antiorario l'elemento evidenziato in rosso compare in forma stilizzata il Sigillo dell'Ordine (figura B): se per un verso il rettangolo centrale allude agli scudi affiancati dei due militari, per altro i due 'accenti' sul rettangolo evocano le teste degli armigeri; quanto all'elemento in basso non suggerisce forse la sagoma di un cavallo con la coda impennata?

 


È plausibile che i simboli taoisti criptati da Leonardo nella Gioconda gli siano stati suggeriti, nel corso dell’ultimo suo soggiorno in Francia, direttamente dal suo insigne ospite: il re Francesco I di certo informato sulle confessioni estorte con la forza agli alti ranghi templari su ordine del suo predecessore Filippo IV il Bello.

 


Ma veniamo alla Gioconda. Al dualismo taoista fa appello sullo sfondo a destra la struttura 'rettilinea' del ponte controbilanciata a sinistra dalla strada 'tortuosa’. Il fatto che ciascun tornante del tratturo presenti al centro un masso tondeggiante, fa sì che nell’insieme la strada dia l’idea del simbolo taoista per eccellenza: il T’ai-chi.

 


L’effettivo rimando al Taoismo è criptato nella strana forma a falde spioventi del terreno alle spalle della dama [riquadro A]. Un’attenta osservazione consente di rilevare la sagoma delle dita indice, medio, anulare e mignolo della mano sinistra, mentre il pollice è supplito dal banco roccioso parallelo al ponte.  Ebbene, facendoci caso con attenzione, questa gigantesca mano non emula forse quella della dama sull'avambraccio?

 


Per giustificare l’analogia bisogna considerare che, differentemente dalle dita indice, medio, anulare e mignolo, tutte di materia terrosa, solo il pollice si distingue per essere di nuda roccia. Un indizio che ci porta alla posizione altrettanto isolata del pollice della dama sulla manica della camicia le cui pieghe formano una enigmatica lettera 'M’ in elegante stile corsivo.

 


Qui sta il rebus. Infatti, il ‘pollice’ della dama sulla manica sottintende il ‘pollice’ sul Canale della Manica, ossia in lingua inglese. Senonché il pollice in questione è criptato alle spalle della dama: è il pollice di pietra che sta a terra, perciò allusivo dell’alluce, in lingua inglese toe, la cui pronuncia è simile alla parola cinese ‘Tao’!

 


Lo conferma il parallelismo geometrico tra il pollice di pietra e le lettere T - AO inscritte nelle arcate del ponte: il primo pilastro a sinistra, con le due traverse orizzontali laterali di tonalità più scura, suggeriscono la lettera ‘T’; segue la ‘A’, ossia l'ampia campata tondeggiante centrale; infine la 'O', ovvero l'ultima arcata a destra.

 


La parola TAO è inoltre criptata a rovescio ('O-A-T') nelle colonnine del bracciolo della sedia. Leggendo da sinistra verso destra, i primi due spazi tra le colonnine suggeriscono le lettere 'O' e 'A‘; l'ultima colonnina, visibile per intero, richiama la lettera 'T'. C’è infine la forma del bracciolo della sedia affatto simile a un libro.

 


Ebbene, il libro in questione è il Tao-tê-ching, il più famoso testo canonico taoista. Lo rivela il numero '72' all’interno del primo arco a destra del ponte, numero riferibile al capitolo dell'antico testo cinese in cui sta scritto:

 


Il Santo conosce se stesso ma non si fa conoscere

Dunque, quale migliore definizione per esprimere l'essenza sapienziale di questo straordinario capolavoro d'ingegno speculativo e artistico, oltre che dissipare ogni dubbio circa l'identità della dama!

 


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